Travolta da questa parola FIBROMIALGIA provo a darne la mia interpretazione. Sconosciuta fino a qualche anno fa ora imperversa tra ragazze e donne senza parametri, regole fisse e protocolli risolutivi.
Tutto work in progress.
Come aiutarle? Dolore continuo, stanchezza costante, insonnia, affamate perché tutte a regime alimentare senza glutine, nichel e quant’altro… incazzate nere.
E io che c’entro?
L’allenamento costante è importantissimo per tenerle forti ed elastiche; il dolore le obbliga ad assumere posture scorrette di chiusura e protezione, la magrezza si mangia i muscoli e la serotonina è a zero. Leggo che questa malattia è in grado di inibirne la produzione. Tutte diverse, alcune con storie di vita tragiche, caratteri differenti e differente il modo di affrontare la malattia. Chi mi dice che vuole essere forte per i figli e il marito… e Io, che sono un’egoista di natura, penso che in questo momento dovrebbero pensare solo a loro stesse. E quindi mobilità articolare, respirazioni profonde, Stretching, ginnastica dolce in genere… tutto condito da abbracci sorrisi e barzellette perché farle sentire malate è l’ultima cosa che vogliono.
E perché non pensare ad un protocollo diverso che comprenda tutte quelle cose che le fanno sentire donne… bellissime donne! L’espressione cambia. Gli occhi non sono più in grado di rimanere aperti guardano all’ingiù con la fronte corrugata. Alleniamo i muscoli facciali a sorridere, Alleniamo il corpo a stare dritto e a muoversi sinuosamente. I libri scritti a tal proposito sono tutti impostati sul comportamento e l’approccio psicologico perché ne è una questione fondamentale, ma ci vuole una struttura forte e consapevole per poter avere un atteggiamento migliore.
Lavorare con Voi care amiche ha distrutto il mio ego presuntuoso quello che si nutriva con la magliettina dello STAFF, mi avete messo in grande discussione e obbligato ad impegnarmi di più. Nulla di ciò che conoscevo era sufficiente. Grazie a questi due anni con Voi mi sento arricchita di Empatia e Umiltà che nella Vita non bastano mai.
Un particolare ringraziamento al Centro IRO e a Paolo Valli per avermi coinvolto in questa esperienza.
Namastè
